API a confronto: REST o GraphQL, quale scegliere?
Scopri le differenze tra REST e GraphQL, due approcci distinti per progettare API. Analizziamo principi, vantaggi, limiti e scenari d’uso per aiutarti a scegliere l’approccio più adatto alle tue applicazioni web e mobile.
Cosa trovi in questo video
Scopri le differenze tra REST e GraphQL, due approcci distinti per progettare API. Analizziamo principi, vantaggi, limiti e scenari d’uso per aiutarti a scegliere l’approccio più adatto alle tue applicazioni web e mobile.
Questo video accompagna la guida API a confronto: REST o GraphQL, quale scegliere? e riprende i passaggi principali con una spiegazione più diretta e visuale.
Sintesi del video
Scopri le differenze tra REST e GraphQL, due approcci distinti per progettare API. Analizziamo principi, vantaggi, limiti e scenari d’uso per aiutarti a scegliere l’approccio più adatto alle tue applicazioni web e mobile.
Punti trattati
- Cos’è REST API
- Struttura tipica di un endpoint REST
- Over-fetching e under-fetching
- Cos’è GraphQL
- Schema: il contratto tra client e server
Testo di supporto
Se negli ultimi anni ti sei avvicinato allo sviluppo di applicazioni web o mobile, è probabile che tu abbia sentito parlare di “REST API” e “GraphQL” praticamente ovunque. Non si tratta di due buzzword a caso, ma di due approcci profondamente diversi nel modo in cui un’applicazione espone e scambia dati con il mondo esterno. In altre parole, se pensiamo a un’app come a una città, REST e GraphQL sono due sistemi stradali diversi: entrambi ti portano a destinazione, ma lo fanno con regole, percorsi e infrastrutture differenti.
REST (che sta per Representational State Transfer) è un’architettura concettualizzata all’inizio degli anni 2000 da Roy Fielding, uno dei padri fondatori del web moderno. L’idea era semplice ma potente: definire un insieme di principi e convenzioni che permettessero di creare interfacce coerenti, scalabili e facili da capire, basate su risorse identificate da URL e manipolate attraverso metodi HTTP standard come GET, POST, PUT e DELETE. Questa filosofia ha guidato lo sviluppo di innumerevoli API negli ultimi due decenni, diventando di fatto uno standard de facto.
Poi, nel 2015, è arrivato GraphQL, un linguaggio di query per API creato in casa Facebook per risolvere un problema ben preciso: dare ai client la possibilità di chiedere esattamente i dati di cui hanno bisogno, né più né meno, evitando di sovraccaricare la rete o di fare troppe chiamate. Con un unico endpoint e una sintassi chiara e tipizzata, GraphQL ha introdotto un paradigma completamente nuovo, soprattutto in contesti in cui il frontend deve comunicare con molte fonti dati diverse o in cui la flessibilità è un requisito primario.
Approfondimento scritto
Per comandi, esempi e passaggi completi puoi leggere l’articolo collegato: API a confronto: REST o GraphQL, quale scegliere? .
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