News Linux: openSUSE Leap 16.1, Kernel 7.4, Fedora 45, FreeRDP e pip
News Linux del 6 novembre 2026: openSUSE Leap 16.1, Kernel 7.4-rc1, Fedora 45, FreeRDP 3.33 e pip 26.3. Scopri le novità e cosa cambia davvero.
Il mondo Linux continua a evolversi e anche questa settimana ci sono diverse novità interessanti. Non parliamo soltanto di nuove versioni software, ma di cambiamenti che ci aiutano a capire in quale direzione stanno andando i sistemi operativi, lo sviluppo open source e la sicurezza informatica.
Nelle news Linux del 6 novembre 2026 partiamo da openSUSE Leap 16.1, che introduce una novità importante nella gestione del sistema operativo: la possibilità di scegliere tra un’installazione Linux tradizionale e una modalità immutable.
Passiamo poi al kernel Linux 7.4-rc1, la prima versione candidata del prossimo kernel, con miglioramenti per AMD, Qualcomm e Apple. Vedremo anche cosa significa realmente una release candidate e perché non dovrebbe essere confusa con una versione stabile.
C’è spazio anche per Fedora Linux 45, appena pubblicata, per FreeRDP 3.33, che introduce il supporto a WebAssembly, e per pip 26.3, una release che richiama l’attenzione sulla sicurezza dei pacchetti Python.
Vediamo insieme le notizie più interessanti e, soprattutto, perché sono importanti.
openSUSE Leap 16.1: Linux tradizionale e immutable nella stessa distribuzione
Il 3 novembre 2026 è stata pubblicata openSUSE Leap 16.1, una nuova versione della distribuzione Linux conosciuta soprattutto per la sua attenzione alla stabilità e all’utilizzo in ambienti professionali.
Questa volta, però, la notizia più interessante non riguarda soltanto i consueti aggiornamenti di programmi e componenti.
Con Leap 16.1, openSUSE porta all’interno della stessa famiglia due approcci differenti alla gestione del sistema operativo: quello tradizionale e quello immutable, basato su aggiornamenti transazionali.
Ma che differenza c’è?
Come funziona una distribuzione Linux tradizionale
Quando utilizziamo una distribuzione Linux tradizionale, come Debian, Ubuntu o Linux Mint, siamo abituati a installare programmi e aggiornare il sistema attraverso un gestore dei pacchetti.
Durante queste operazioni vengono modificati direttamente i file interessati dall’aggiornamento.
È un modello che offre grande flessibilità. Possiamo aggiungere componenti, modificare configurazioni e personalizzare il sistema secondo le nostre esigenze.
Questa libertà è uno dei motivi per cui Linux è particolarmente apprezzato sia dagli appassionati sia dagli amministratori di sistema.
Tuttavia, quando interveniamo direttamente sui componenti del sistema operativo, dobbiamo anche considerare le possibili conseguenze degli aggiornamenti.
Se qualcosa non funziona come previsto, potrebbe essere necessario individuare il problema e ripristinare manualmente i pacchetti o le configurazioni coinvolte.
Cosa significa Linux immutable?
Il termine immutable potrebbe far pensare a un sistema completamente bloccato, nel quale non è possibile modificare nulla.
In realtà, il concetto è più articolato.
Un sistema Linux immutable gestisce la propria base in maniera più controllata. Alcune parti fondamentali sono protette dalle modifiche dirette, mentre gli aggiornamenti vengono applicati attraverso procedure specifiche.
Nel caso di openSUSE Leap 16.1, la modalità immutable utilizza aggiornamenti transazionali e snapshot del sistema.
Uno snapshot rappresenta uno stato del filesystem che può essere utilizzato, quando le condizioni lo consentono, per ritornare a una configurazione precedente.
Immaginiamo un server Linux sul quale viene installato un aggiornamento che, dopo il riavvio, impedisce il corretto funzionamento di un servizio.
In un ambiente tradizionale potremmo dover intervenire per ripristinare i componenti coinvolti.
Con un sistema basato su aggiornamenti transazionali, invece, possiamo avere a disposizione uno snapshot precedente al quale tornare.
Questo non elimina automaticamente ogni rischio, ma rende più strutturata la gestione degli aggiornamenti e degli eventuali ripristini.
Che fine fa openSUSE Leap Micro?
Un altro aspetto importante riguarda openSUSE Leap Micro, la distribuzione precedentemente dedicata a scenari come container, infrastrutture e sistemi che richiedono aggiornamenti controllati.
Con Leap 16.1, l’esperienza di Leap Micro viene integrata direttamente nella famiglia Leap attraverso una specifica modalità di installazione.
L’utente può quindi scegliere il modello più adatto alle proprie esigenze.
Chi desidera una distribuzione tradizionale può continuare a utilizzarla. Chi invece preferisce un sistema con aggiornamenti transazionali può scegliere l’Immutable Mode.
È importante sottolineare che openSUSE non obbliga gli utenti ad adottare il modello immutable.
Le due modalità rimangono differenti, con strumenti e caratteristiche specifiche.
Tra gli aggiornamenti software di Leap 16.1 troviamo anche KDE Plasma 6.6, GNOME 48 e il kernel Linux 6.12.
Il cambiamento più significativo, però, è proprio l’unificazione dei due approcci.
È una scelta interessante perché mostra come Linux stia cercando di conciliare due esigenze: la massima flessibilità e una maggiore prevedibilità nella gestione del sistema operativo.
Linux 7.4-rc1: il prossimo kernel Linux entra nella fase di test
Il primo novembre 2026 Linus Torvalds ha pubblicato Linux 7.4-rc1, la prima release candidate del nuovo ciclo di sviluppo del kernel.
La notizia è interessante sia per le modifiche introdotte sia perché ci permette di osservare il processo attraverso cui nasce una nuova versione di Linux.
Prima di tutto, però, una precisazione: Linux 7.4-rc1 non è una versione stabile.
La sigla RC significa Release Candidate, cioè una versione candidata al rilascio definitivo, ancora sottoposta a test e correzioni.
Come nasce una nuova versione del kernel Linux?
Il kernel è il componente fondamentale del sistema operativo Linux. Si occupa, tra le altre cose, della gestione della memoria, dei processi e della comunicazione con l’hardware.
Il suo sviluppo segue un ciclo relativamente regolare.
Quando viene pubblicata una nuova versione stabile, si apre normalmente una fase chiamata merge window.
Durante questo periodo, che generalmente dura circa due settimane, vengono integrate nel ramo principale molte delle modifiche preparate dagli sviluppatori.
Possono riguardare nuovi driver, supporto per processori, filesystem, sicurezza, prestazioni e numerosi altri componenti.
Terminata la merge window, viene pubblicata la prima release candidate.
Da quel momento l’attività si concentra soprattutto sulla stabilizzazione del codice: individuazione dei bug, correzione delle regressioni e verifica delle modifiche introdotte.
Le candidate successive vengono identificate come rc2, rc3 e così via, fino alla pubblicazione della versione stabile.
Una regressione si verifica quando una funzionalità che operava correttamente in una versione precedente presenta problemi dopo un aggiornamento.
È proprio per individuare situazioni di questo tipo che le release candidate sono particolarmente importanti.
Le principali novità di Linux 7.4
Una parte consistente del lavoro confluito in Linux 7.4-rc1 riguarda il supporto hardware.
Tra i cambiamenti più interessanti troviamo ulteriori preparativi per i futuri processori AMD Zen 6 e miglioramenti al driver grafico AMDGPU.
Una delle novità riguarda l’abilitazione predefinita del supporto HDMI 2.1 nel driver AMDGPU.
Prosegue anche il lavoro sui dispositivi basati su Qualcomm Snapdragon X2, mentre arrivano primi elementi di supporto per i processori Apple M4.
Questo non significa, naturalmente, che tutti i computer basati su queste piattaforme possano già utilizzare Linux con ogni funzionalità disponibile.
Il supporto hardware completo richiede spesso driver, firmware e ulteriori componenti software.
Tra le altre modifiche troviamo interventi su EXT4, uno dei filesystem più utilizzati in ambiente Linux, e ottimizzazioni a Kbuild, l’infrastruttura utilizzata per compilare il kernel.
Sono cambiamenti che spesso non producono differenze immediatamente visibili sul desktop, ma contribuiscono all’evoluzione delle fondamenta del sistema operativo.
Conviene installare Linux 7.4-rc1?
Per chi utilizza Linux quotidianamente su un computer di lavoro, generalmente no.
Le release candidate sono pensate soprattutto per sviluppatori, manutentori e utenti esperti interessati a effettuare test.
Possono contenere regressioni e problemi non ancora individuati.
Per un utilizzo quotidiano rimane preferibile utilizzare il kernel stabile fornito e supportato dalla propria distribuzione.
Seguire lo sviluppo delle release candidate rimane comunque utile per capire quali tecnologie potrebbero arrivare nelle versioni future.
Fedora Linux 45 è ufficialmente disponibile
Il 3 novembre è stata pubblicata anche Fedora Linux 45, una nuova versione di una delle distribuzioni più interessanti per chi desidera utilizzare tecnologie Linux relativamente recenti.
Fedora è spesso considerata una distribuzione capace di combinare innovazione e un’esperienza desktop curata, mantenendo un forte legame con lo sviluppo del software open source.
La nuova release introduce GNOME 51 su Fedora Workstation e KDE Plasma 6.8 sull’edizione KDE.
Ci sono novità anche per Fedora Asahi Remix 45, il progetto che porta Fedora sui Mac con processori Apple Silicon.
La nuova versione introduce il supporto iniziale ai dispositivi basati su Apple M3, M3 Pro e M3 Max.
Il supporto non è ancora completo: in particolare, l’accelerazione grafica 3D per questi modelli non è ancora disponibile nella forma necessaria per un utilizzo pienamente supportato.
Fedora 45: il video completo su ScrivoCodice
A Fedora 45 abbiamo già dedicato un video approfondito sul canale ScrivoCodice, pubblicato martedì 3 novembre.
Nel video analizziamo le caratteristiche della distribuzione, le principali novità e l’esperienza di utilizzo.
Se vuoi conoscere meglio Fedora e capire quali aspetti la distinguono da Ubuntu, Debian e altre distribuzioni Linux, ti consiglio di recuperare quell’approfondimento sul canale.
FreeRDP 3.33: il desktop remoto open source incontra WebAssembly
Un’altra notizia interessante arriva da FreeRDP, che il 2 novembre 2026 ha pubblicato la versione 3.33.0.
FreeRDP potrebbe non essere un nome familiare a tutti gli utenti Linux, ma è un progetto importante nel mondo dell’accesso remoto.
Si tratta infatti di un’implementazione open source di RDP, acronimo di Remote Desktop Protocol, il protocollo utilizzato per accedere a desktop remoti, comunemente associato ai sistemi Windows.
Immaginiamo di lavorare su un computer Linux e di dover accedere a un sistema Windows presente nella rete aziendale.
Un client basato su FreeRDP può utilizzare il protocollo RDP per comunicare con il computer remoto.
La versione 3.33 introduce diverse novità, ma una delle più interessanti è il supporto a WebAssembly.
Cos’è WebAssembly e perché è importante per FreeRDP?
WebAssembly è una tecnologia che permette di eseguire codice compilato in ambienti controllati, spesso all’interno di un browser.
Le applicazioni web vengono comunemente associate a JavaScript, ma WebAssembly permette di utilizzare anche codice compilato da altri linguaggi, aprendo nuove possibilità per software che normalmente viene eseguito come applicazione nativa.
Con FreeRDP 3.33 diventa possibile eseguire il progetto anche in ambiente WebAssembly.
Questo apre nuove opportunità per gli sviluppatori interessati a realizzare applicazioni web con funzionalità di desktop remoto.
Non significa, però, che qualsiasi browser possa collegarsi automaticamente a qualsiasi computer Windows.
Per costruire un’applicazione di desktop remoto utilizzabile via web servono comunque componenti in grado di gestire la comunicazione di rete, l’autenticazione e l’infrastruttura necessaria.
WebAssembly rappresenta quindi una nuova possibilità tecnica, non una soluzione completa e automatica.
Le altre novità di FreeRDP 3.33
La release comprende anche miglioramenti al client grafico basato su SDL, una libreria multipiattaforma utilizzata per sviluppare applicazioni grafiche.
Arriva inoltre il supporto sperimentale a UDP per connessioni RDP dirette senza gateway.
UDP è un protocollo di trasporto spesso utilizzato in applicazioni dove la rapidità delle comunicazioni è importante.
Tra gli altri cambiamenti troviamo miglioramenti alla gestione delle tastiere Unicode, alla clipboard su macOS e il ritorno sperimentale del Windows shadow server.
La versione include anche correzioni collegate a diversi avvisi di sicurezza pubblicati dal progetto.
FreeRDP 3.33 è quindi una release interessante soprattutto per chi lavora con infrastrutture informatiche, ambienti misti Linux e Windows o strumenti di amministrazione remota.
Ma il supporto WebAssembly merita particolare attenzione perché dimostra come anche software open source consolidato possa evolvere verso nuovi ambienti di esecuzione.
pip 26.3: perché installare un pacchetto Python non è sempre un’operazione innocua
Chiudiamo le news Linux e open source della settimana con pip 26.3, pubblicato il 2 novembre 2026.
pip è lo strumento comunemente utilizzato per installare e gestire pacchetti Python.
Chi sviluppa in Python conosce bene un’operazione come questa:
pip install nome-pacchetto
È un comando semplicissimo, che permette di aggiungere rapidamente librerie e funzionalità a un progetto.
Ma cosa succede realmente quando installiamo un pacchetto?
Cosa succede durante pip install?
Quando chiediamo a pip di installare un pacchetto, lo strumento deve individuare il software richiesto, risolvere le dipendenze e scaricare i file necessari.
Uno dei formati utilizzati è la wheel, identificata dall’estensione .whl.
Una wheel è un archivio di distribuzione Python progettato per rendere l’installazione più semplice ed efficiente, spesso evitando la necessità di compilare il pacchetto dal codice sorgente.
Questo meccanismo è estremamente pratico, ma introduce una considerazione importante.
Quando installiamo una libreria Python, stiamo aggiungendo al nostro ambiente software sviluppato da terze parti.
E quel software può contenere codice eseguibile.
Nella documentazione di sicurezza di pip viene chiarito che installare wheel provenienti da fonti non fidate non deve essere considerato sicuro.
Il sistema di importazione dinamico di Python può infatti rendere possibile l’esecuzione di codice di terze parti anche in alcune circostanze collegate all’installazione.
Le novità di sicurezza di pip 26.3
La versione 26.3 introduce alcune protezioni aggiuntive.
In particolare, pip interviene per bloccare import inattesi durante l’installazione delle wheel, segnalare determinate situazioni di import non sicuro e migliorare il recupero dopo installazioni interrotte.
Si tratta di miglioramenti significativi, ma non bisogna interpretarli come una garanzia assoluta.
pip 26.3 non rende automaticamente sicuro qualsiasi pacchetto Python.
Il problema della fiducia nei componenti di terze parti continua a esistere.
Ed è proprio qui che entra in gioco il concetto di software supply chain.
Software supply chain: perché contano anche le dipendenze
Quando sviluppiamo un’applicazione, raramente scriviamo tutto il codice da zero.
Utilizziamo librerie già disponibili, framework e componenti realizzati da altri sviluppatori.
Queste librerie, a loro volta, possono dipendere da ulteriori pacchetti.
Una semplice applicazione può quindi utilizzare indirettamente decine o centinaia di componenti esterni.
La sicurezza del software non dipende soltanto dal codice che scriviamo personalmente, ma anche dall’integrità e dall’affidabilità delle dipendenze.
È questo uno dei principi fondamentali della sicurezza della software supply chain.
Per ridurre i rischi è importante conoscere la provenienza dei pacchetti, utilizzare fonti affidabili, controllare le dipendenze e mantenere aggiornati i componenti utilizzati.
Migliora anche il supporto a pylock.toml
Oltre agli interventi sulla sicurezza, pip 26.3 introduce miglioramenti al supporto per pylock.toml.
Questo formato permette di descrivere in maniera strutturata le dipendenze di un progetto Python, contribuendo a rendere le installazioni più prevedibili e riproducibili.
La nuova versione di pip amplia le possibilità di selezione dei componenti opzionali, chiamati extras, e dei gruppi di dipendenze presenti nei lock file.
Le funzionalità di installazione basate su questi file rimangono sperimentali, ma rappresentano un ulteriore passo nell’evoluzione della gestione delle dipendenze Python.
Il messaggio principale di questa release, comunque, va oltre le singole novità.
Un comando come pip install è estremamente comodo, ma non dobbiamo
dimenticare che stiamo introducendo nuovo software nel nostro ambiente.
E come per qualsiasi altro software, la provenienza del codice e la fiducia nella fonte rimangono fondamentali.
Cosa ci raccontano le notizie Linux di questa settimana?
Guardando insieme queste cinque notizie emerge un tema interessante: il mondo Linux e open source continua a evolversi sia nelle tecnologie più visibili sia nei componenti fondamentali.
openSUSE Leap 16.1 mostra come stiano diventando sempre più importanti nuovi modelli di gestione del sistema operativo, capaci di affiancare l’approccio tradizionale.
Linux 7.4-rc1 ci ricorda quanto lavoro sia necessario per mantenere il kernel aggiornato e prepararlo a nuove generazioni di hardware.
Fedora 45 continua a proporre un’esperienza desktop moderna, mentre FreeRDP 3.33 esplora nuove possibilità grazie a WebAssembly.
Infine, pip 26.3 ci riporta su un tema che riguarda ormai qualsiasi sviluppatore: la necessità di considerare la sicurezza delle dipendenze software.
Sono progetti molto diversi, ma hanno qualcosa in comune.
Dimostrano che l’innovazione open source non consiste soltanto nell’aggiungere nuove funzionalità. Significa anche migliorare la stabilità, rendere gli strumenti più affidabili e adattare tecnologie esistenti a esigenze nuove.
Segui le news Linux su ScrivoCodice
Ogni settimana su ScrivoCodice raccontiamo le novità più interessanti del mondo Linux, open source, programmazione e cybersecurity.
L’obiettivo non è soltanto segnalare le nuove release, ma spiegare perché vale la pena conoscerle e quali conseguenze possono avere per chi utilizza queste tecnologie.
E ora una domanda: quale notizia ti è sembrata più interessante?
L’arrivo dell’Immutable Mode in openSUSE Leap 16.1, le novità del kernel Linux 7.4, Fedora 45, FreeRDP con WebAssembly oppure i miglioramenti di sicurezza di pip?
Raccontacelo nei commenti del video.
Ci vediamo alla prossima puntata di ScrivoCodice!